alt"Ho un sogno", questo è il motto della Otztaler Radmarathon e per realizzarlo 19000 ciclisti hanno richiesto di poter partecipare e solo 4000 possono tentare di realizzarlo. Ed è davvero un sogno arrivare in cima al passo Rombo e guardare la sequenza di tornanti immediatamente sotto. Andiamo per gradi però perché la Otzi e' davvero una gran bella manifestazione. Infatti non si può ridurre questo evento al solo giorno della gara. Già il venerdì sera era in programma la serata tirolese con spettacolo e menù tipico. Il sabato spettacoli vari e il tradizionale breafing al quale hanno partecipato quasi tutti gli atleti, con relativi accompagnatori (menù composto esclusivamente da pasta e patate, oltre che dolci vari). La domenica mentre i ciclisti sono impegnati sui vari picchi, le famiglie si possono godere spettacoli vari (tra cui una esibizione di una pattuglia aerea acrobatica) e la premiazione la sera non e' il solito veloce elenco di nomi ma un qualcosa di più articolato e intervallato con immagini della giornata. La gara. Diciamo subito che le previsioni meteo erano da tregenda, pioggia praticamente tutto il giorno. Con queste premesse, dormire non e' stato facile ed infatti mi sono svegliato senza sveglia. Prima sorpresa, non piove. Faccio colazione e preparo le cose da portarmi. Ultimi controlli alla bici e vado in griglia, non piove. Un colpo di cannone da il via e io parto dopo una decina di minuti circa dai primi, chissene tanto c'è il "real time". Mentre scendiamo nella valle mi emoziono senza sapere il perché, i paesini che attraversiamo sono gremiti di gente che ci saluta e ci incita. Svolta a destra ed inizia il Kuhtai, 18,5 km di bontà che ci porteranno poco oltre i 2000 m. di altitudine dove tra pascoli, ruscelli e mucche scolliniamo affrontando una velocissima e lunga discesa, rigorosamente chiusa al traffico ordinario. Qui ho avuto paura per le velocità che si sarebbero potute facilmente raggiungere (per me solo 94 km/h, alcuni hanno superato abbontantemente i 100 km/h) e sono sceso a velocità "controllata". All'ingresso di Innsbruck prendiamo 5 min. di pioggia. Il Brennero lo faccio di buon passo in mezzo ad un gruppo abbastanza folto e mi accorgo che siamo arrivati in cima solo per la presenza di un ristoro. Discesa e arriviamo all'imbocco del Giovo con una media notevole, 33,4 km/h. E qui si cambia registro. La salita e' lunga 15 km e dura. A meta' salita mi si spegne la luce e con molta difficoltà riesco ad arrivare al ristoro quasi in cima al passo. Qui mi apparecchio mangiando e bevendo di tutto (frutta secca, torte, biscotti, Red Bull, Coca Cola, integratori ecc.). Un lumicino si riaccende ed allora mi tuffo su San Leonardo in Passiria dove inizia subito il "Mostro", il passo Rombo, 28,7 km che portano poco oltre i 2500 m. di altezza. L'ascesa e' idealmente divisa in due da un tratto di piano di circa un paio di km., entrambi i tronconi sono duri. Il vento freddo che spira spegne il lumicino che si era riacceso e salgo al rallentatore. Intanto il tempo sta cambiando e intorno alla montagna iniziano a concentrarsi nere nubi. Il vento aumenta di intensità rendendo ulteriormente difficoltosa l'ascesa. A circa 3 km dalla vetta inizia a nevischiare. Appena arriviamo in cima, smette di piovere. La discesa finale e' un'escalation di emozioni che culminano nella vista di Laura e Marta all'arrivo a Solden. E' finita, intorno a me ci sono ciclisti con delle coperte di lana fornite dall'organizzazione che si riscaldano, io sono ancora inebriato da tutte le sensazioni/emozioni provate e non ho freddo. L'adrenalina in circolo mi sta così anestetizzando che uscendo dall'appartamento dopo la doccia, la padrona mi chiede se ho fatto la gara perché non mi vede stanco. Mangiamo una pizza, ritiro la agognata maglia di finisher e assistiamo all'arrivo degli ultimi che vengono condotti direttamente sul palco e celebrati come i vincitori. La serata sta finendo e con lei l'adrenalina. I dolori iniziano a farsi sentire in quasi tutte le parti del corpo, metto a letto Marta e metto la parola fine a questa bellissima giornata. 

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